Ravenna

La tomba di Dante a Ravenna

Dante Alighieri sarà per sempre associato a Firenze, sua città natale, e al dialetto che ha contribuito a elevare in modo tale che un giorno sarebbe diventato la base della lingua nazionale. Tuttavia, quando Dante morì circa 700 anni fa, non fu Firenze ad accoglierlo.

Il sommo poeta ha avuto un rapporto indissolubile e turbolento con Firenze. Molti non sanno, però, che le sue spoglie sono ospitate in un piccolo mausoleo di Ravenna. Fu infatti l’ex capitale bizantina ad accoglierlo in seguito all’esilio sancito da Firenze, dove non era più benvoluto a causa delle sue invettive letterarie. 

  1. Perché Dante è sepolto a Ravenna?

Il mausoleo di Ravenna è una piccola struttura in marmo che ospita la tomba del poeta, ubicata in una stradina limitrofa del centro storico, lontana dal caos turistico. 

A Ravenna Dante ultimò la sua Commedia, per poi morire poco dopo, il 14 settembre 1321. Il poeta risiedeva qui da soli tre anni quando morì a 56 anni. 

Fu sepolto dalla chiesa di San Pier Maggiore (ora Basilica di San Francesco) con tutto lo sfarzo che Ravenna poteva riservargli. Dopo un funerale a cui parteciparono tutte le autorità della città, il suo corpo venne riposto in un sarcofago di marmo e stato sepolto fuori dai chiostri della chiesa.

E lì rimase per i successivi sei anni, indisturbato se non per l’aggiunta, nel 1327, di un epitaffio del collega poeta Bernardo Canaccio:

“... qui giaccio sepolto, Dante, un esule dalla mia patria, lui che è nato a Firenze, una madre non amorevole.

  1. La contesa per le spoglie del poeta

Nel frattempo quella “madre non amorevole” si stava decisamente affezionando al figlio perduto. Il collega toscano Giovanni Boccaccio, che insieme a Petrarca aveva seguito il precedente di Dante di scrivere in volgare invece che in latino, scrisse testi e tenne conferenze in lode del sommo poeta, la cui reputazione stava prendendo piede in tutta Europa.

Gli elogi sembrarono far ricordare ai fiorentini quell’importante assenza nel loro cimitero. Settantacinque anni dopo la morte del poeta, la città fece la sua prima richiesta documentata per le spoglie di Dante. Nel 1396 Ravenna si rifiutò di rimandare indietro le spoglie del poeta, così anche nel 1430 e nel 1476. Così sembrò una netta provocazione quando il governatore di Ravenna decise, nel 1483, che il cadavere più illustre della città dovesse occupare una posizione più preminente. Quell’anno il sarcofago di Dante fu spostato dall’altra parte del chiostro e uno scultore realizzo un bassorilievo in marmo da posizionarvi al di sopra.

Ma la potente Repubblica di Firenze aveva armi più grandi da usare. Quando i Medici riuscirono ad arrivare al soglio pontificio con l’elezione di Papa Leone X nel 1513, decisero di ottenere con un decreto pontificio ciò che non avevano raggiunto con la diplomazia. 

Nel 1519, su richiesta di intellettuali e artisti fiorentini, Leone X concesse ai suoi concittadini il permesso di recarsi a Ravenna a prendere le spoglie di Dante. Il poeta sarebbe tornato a Firenze e sarebbe stato sepolto – questa volta per sempre – in uno spettacolare monumento progettato nientemeno che da Michelangelo, toscano, scultore, pittore, poeta e mecenate dei Medici.

Una delegazione partì alla volta di Ravenna. Arrivò alla chiesa di San Pier Maggiore, forte dell’appoggio della Chiesa cattolica e di una delle famiglie più potenti d’Europa. I delegati ordinarono così l’apertura del sarcofago, ma i resti di Dante erano spariti. I monaci francescani che si occupavano delle spoglie di Dante le avevano segretamente rimosse e nascoste nel loro monastero. Fu solo nel 1865 che le ossa furono trovate durante alcuni lavori di ristrutturazione, quasi 350 anni dopo esser state nascoste.

Nel marzo 1944, con l’Italia settentrionale occupata dai nazisti e dagli alleati che cercavano di bombardarli, le ossa del poeta furono traslate ancora una volta, questa volta in un pezzo di terra nel giardino della basilica, dove rimasero al sicuro fino alla fine delle ostilità.

Quanto alla sua città natale, Firenze abbandonò definitivamente le speranze di vedere Dante tornare dopo la morte, accontentandosi del monumento nella sua cattedrale e di una statua del poeta nella piazza antistante.

Se Dante non va a Firenze, Firenze va da Dante. Tutti gli anni la città invia l’olio d’oliva locale da bruciare nella lampada che accende il mausoleo di Dante.

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